TARI da record per gli immobili commerciali, lo rileva confcommercio

13 Aprile 2021
Mutuo con ammortamento alla francese. Come funziona?

Non è un mistero che le imprese, soprattutto quelle commerciali e legate al mondo della ristorazione, abbiano particolarmente risentito della crisi sanitaria, con un flusso di clienti a volte quasi azzerato da inevitabili restrizioni e misure di contenimento del contagio.

Lo scorso anno si è quindi chiuso con una riduzione delle attività e una conseguente riduzione anche dei rifiuti prodotti. Ma il costo della Tari ha raggiunto il livello record di 9,73 miliardi, con una crescita pari addirittura all’80% negli ultimi 10 anni. A rilevarlo è il Rapporto Rifiuti 2020 di Confcommercio, realizzato attraverso lo studio dell’Osservatorio Tasse Locali.

L’analisi di Confcommercio

Nel corso del 2020 sarebbe dovuto entrare in vigore il nuovo Metodo Tariffario Rifiuti (MTR). Il cui obiettivo è evitare spese improprie, contrastare le inefficienze e soprattutto fare in modo che le tasse versate corrispondano realmente e proporzionalmente alla quantità di rifiuti prodotta. I costi della gestione di questi ultimi, dunque, devono essere sostenuti dal produttore iniziale o dai detentori del momento, compresi quelli necessari per l’infrastruttura e il suo funzionamento.

Secondo quanto denunciato da Confcommercio, l’80% dei Comuni non ha ancora recepito questo cambio di sistema. Nel restante 20%, inoltre, l’importo della Tari risulta comunque maggiore del 3,8% in almeno la metà dei casi.

Le amministrazioni sono intervenute in modo diversi sulla tassa: alcune hanno modificato solo la parte variabile, altri hanno agito sul costo complessivo, altri ancora hanno preferito optare per un dilazionamento nei pagamenti e, infine, c’è chi l’ha ridotta solo per quanto riguardano l’ampliamento dell’occupazione di suolo pubblico.

Gli interventi necessari

Per Pierpaolo Masciocchi, responsabile Ambiente e Utilities di Confcommercio, “sarebbe necessaria una riscrittura complessiva della tassa, che deve essere direttamente commisurata alla quantità e alla qualità dei rifiuti prodotti. E non tenere in considerazione solo la superficie dell’attività in questione”. Inoltre secondo Masciocchi la Tari “dipende troppo dai piani finanziari del Comune di riferimento: molto spesso le amministrazioni comunali sforano i propri budget e per rientra e applicano aumenti alle tariffe locali compresa quella dei rifiuti”.

Articolo di Giulia Dallagiovanna di immobiliare.it

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